LABORATORI
La mia esperienza
di illustratore mi ha portato a proporre corsi legati all'animazione
di miti, fiabe e narrazione dove fosse presente uno spazio espressivo-artistico.
Mi sono ben presto reso conto che perché l'espressione artistica
potesse essere veramente libera, occorreva superare alcuni stereotipi
radicati quali il senso del giudizio legato alla ricerca dell'approvazione
che provocava, specie tra gli adulti classiche reazioni quali: "Non
sono mai stato capace di disegnare!" - "Non sono portato
".
Occorreva recuperare quella dimensione "bambina" dove
disegnare e il dipingere nasce da un'esigenza puramente interiore
e diventa un modo per esplorarsi dal di dentro.
Da
principio nel bambino, dopo la fase dello scarabocchio, dove prevale
l'esigenza di "lasciare un segno", l'approccio col colore
è dettato dal puro piacere di usare i colori: è il
cosiddetto periodo degli "errori cromatici": i prati blu,il
sole nero,il cielo verde
Il colore non appartiene necessariamente
agli oggetti. E' qualcosa di più, nasce da dentro. Disegnare
diventa un viaggio dove si perde il senso del tempo.
Più tardi, intorno ai 6-7 anni il bambino comprende la correlazione
tra oggetto e colore: qui prevale l'esigenza di usare il colore
in maniera aderente alla realtà, in modo naturalistico. Solo
più tardi, in genere con la pubertà, questo approccio
può venire messo in discussione.
Il confronto
con un modello non è negativo in sé, ma, se viene
associato al bisogno di essere confermati dagli altri, può
diventare un limite e un ostacolo allo sviluppo dell'espressione
artistica.
Spesso la scuola stessa e il mondo degli adulti, magari in buona
fede, con la logica dei voti, del confronto e del giudizio finiscono
per inibire più che stimolare. Il colore viene usato allora
come puro riempimento della forma: che tristezza ridursi esclusivamente
a colorare fotocopie!
A volte è il bambino stesso che si sente inadeguato rispetto
l'obiettivo di rappresentare la realtà e di fronte alle prime
difficoltà si ritira in se stesso.
Abbiamo così bambini e adulti convinti di non poter tenere
una matita in mano e che chiamati a disegnare o a dipingere si pensano
incapaci di fare quello che a 4 anni facevano spontaneamente.
Questa dimensione "bambina" non va negata e se lo è
stata è buona cosa andarla a ritrovare.
Il blocco espressivo è spesso a livello inconscio e non è
facile superarlo: occorre creare le condizioni adatte. Occorrono
buone pratiche
Star bene insieme nel gruppo
E' importante
partire col piede giusto. Praticare buone relazioni. Uscire cioè
dalla logica maestro-alunno per entrare nella dimensione di compagni
di viaggio che insieme vogliono esplorare luoghi sconosciuti. In
quest'ottica il ruolo di guida, che pure è importante ci
sia, diventa quello di facilitatore e non di modello da emulare
(per quanto "alternativo" il modello possa essere
).
Giocare
bene insieme
Giocare è
una cosa seria. Oltre che divertente, il gioco, specie i giochi
cooperativi, possiede una dimensione rituale simbolica dove diventa
importante il modo con cui proponiamo le attività più
che il fine. A cominciare dallo spazio. Disporsi in cerchio è
evidentemente diverso che sedersi in cattedra. Oppure mettersi alla
medesima altezza di chi ci ascolta, soprattutto con i bimbi più
piccoli o ancora, anche se può sembrare scontato, prestare
attenzione e memorizzare il nome dell'interlocutore.
... un
pizzico di furbizia
Mi sono accorto
col tempo che per superare le resistenze inconscie spesso la via
migliore è aggirarle. In questo mi è stato d'aiuto
la scelta di tecniche atipiche dove ci si allontana dal tradizionale
approccio legato al disegno con la matita e la gomma. Dobbiamo cioè,
cercare un terreno nuovo sul quale muovere i primi passi, per evitare
che scattino meccanismi di resistenza e sensi di inadeguatezza.
Ho fatto così riferimento ad alcune interessanti esperienze
delle scuole steineriane e ai laboratori di Maria Antonietta Toninelli
dove l'uso dei pennelli è sostituito dal contatto diretto
delle mani col colore.
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